Il Gigante di Ravenna, la nascita del petrolchimico ANIC (eni).

Anic Ravenna per sito Il Gigante di Ravenna, la nascita del petrolchimico ANIC (eni).

Grazie alla cortesia dell'Archivio Storico eni, l'Apve ha potuto mettere in linea il film girato a partire dal 1956 sulla nascita dello stabilimento ANIC di Ravenna. Il film sul "Gigante di Ravenna" è la storia della costruzione di uno dei più grandi impianti chimici d’Europa, che Enrico Mattei, primo Presidente dell'eni, ideò, affidandolo all'ANIC, sotto la direzione degli Ingegneri Angelo Fornara e Gino Pagano, e scegliendo, con il supporto delle Autorità locali e in particolare dell'On. Zaccagnini, Ravenna come luogo di costruzione. Il Complesso Petrolchimico utilizzava il gas metano, rinvenuto dall'AGIP nella Pianura Padana e al largo di Ravenna, gas che per la prima volta fu impiegato come materia prima per la fabbricazione di prodotti chimici.

La costruzione di tutto il Complesso fu realizzata nel giro di due soli anni, sorprendendo non solo tutto il mondo industriale italiano e straniero, ma perfino i tecnici americani, affiancati dalla licenziataria Phillips Petroleum Co., che lo avevano progettato in collaborazione con gli uffici tecnici dell’ANIC. Si iniziò tracciando le strade interne, un raccordo ferroviario ed una strada di collegamento per il trasporto dei materiali necessari per la costruzione dello stabilimento.. Cominciavano a sorgere i primi edifici, i magazzini, un agglomerato di abitazioni, dove fu approntato l’ “Ufficio Personale” e soprattutto enormi ponteggi per la costruzione delle allora altissime torri di raffreddamento e le grandi strutture metalliche per il Solfato Ammonico, per le Gomme, per la Centrale elettrica, per le “Sfere” del Parco serbatoi, per il Frazionamento aria, per il Trattamento Acque e le Officine.

Le attività erano frenetiche. Il primo anno fu una vita da pionieri. Ogni giorno arrivavano lunghe file di camion stracarichi di tutto: tubazioni, apparecchiature, macchine, motori, una marea di pali di rinforzo del terreno, poiché la fabbrica sorgeva sul terreno acquitrinoso del delta padano, strutture metalliche, di tutto e di più ed individuare dove ognuna cosa dovesse andare era problematico ed a volte impossibile. L’obiettivo era di iniziare le produzioni base entro la fine dell’anno. Per quella data dovevano essere pronti tutti i servizi, aria, metano, vapore e tanti altri, compresi ovviamente gli impianti della gomma e dei concimi, ciascuno con i propri impianti accessori, come l’Acetilene, lo Stirolo, il Butadiene, l’Acetaldeide, il Parco Serbatoi, il Texaco, la Carbonatazione, l’Acido Nitrico, la prima parte dei Magazzini e la Sintesi Ammoniaca con i grandi compressori Pignone e gli enormi motori rifasatori. Il Pipe Rack, l’intralicciatura che correva a lato delle “Isole” per il collegamento delle tubazioni fra un impianto e l’altro fu il banco di prova per il riconoscimento degli elementi che componevano le linee per i fluidi più svariati e le montagne di flange, curve, valvole, ma anche pompe e motori, ecc., erano ciascuna da riconoscere, da trovare, da stralciare dagli ordini, da verificare ed approntare per la loro definitiva destinazione, nelle 28 “Isole”.

L’obiettivo fu largamente raggiunto. Il grande impegno mantenuto. Il progetto del Grande Enrico Mattei, uomo, prima che Capitano d’Industria e forse causa della sua disgrazia, era una realtà. Ravenna era cambiata. Da zona di pescatori e contadini era diventata la culla di un poderoso insediamento petrolchimico moderno, basato sul metano scoperto in mare e nel retroterra ravennate. L'entusiasmo e l'impegno che animarono il frenetico lavoro consentirono di inserire nel "miracolo" italiano degli anni Cinquanta il record della prima produzione di gomma sintetica SBR fredda in Europa, oltre a quella dei fertilizzanti e di altri prodotti chimici. Gli impianti, suddivisi in isole di cui l'SBR occupava la 16, inclusi la centrale elettrica, il frazionamento aria e il parco serbatoi, vennero realizzati impiegando più di 5.000 persone altamente specializzate nei diversi campi. Regista dell'organizzazione era il Direttore dello Stabilimento, l'Ing. Eugenio Semmola. Tutta l'industria italiana venne sottoposta a grandi sforzi per soddisfare le forniture dei materiali e macchinari nei tempi richiesti; solo qualche apparecchiatura speciale, quali gli essiccatori gomme e alcuni compressori, erano di provenienza estera.

Guardando al film con gli occhi di oggi, ci sorprende lo scarsissimo impegno per la sicurezza dei lavoratori, che all’epoca era un concetto quasi sconosciuto: non si vede un operaio con un casco in testa, tutti o quasi operavano a mani nude, le impalcature erano quasi inesistenti e si vedono operai lavorare a 50 metri di altezza sulle travi dell’intelaiature senza alcuna fune di sicurezza, tutte cose che oggi sarebbero inaccettabili.

Per aprire il video (trailer) basta cliccare sul triangolo al centro dell'immagine.

ENI inaugura a Ravenna il tour dello spettacolo dedicato a Enrico Mattei     –  Il video commenta il momologo di Antonello Piroso al Teatro Alighieri di Ravenna che sarà ripetuto in altre tre città italiane.

A chi interessassero altre informazioni sullo stabilimento Anic di Ravenna può essere interessante visionare un Articolo scritto da un tecnico che ha partecipato alla costruzione ed espansione dello stabilimento petrolchimico di Ravenna.

 Il polo petrolchimico Enichem di Ravenna

Per rendersi conto della situazione attuale del Villaggio Anic creato da Mattei, è interessante visionare il seguente Trailer

Gli edifici del Villaggio Anic di Ravenna ieri ospitavano gli operai del Polo Petrolchimico, oggi ci vivono, in condizioni igienico sanitarie drammatiche, clochard ed emarginati della società, e questo la dice lunga sulla trasformazione e sui cambiamenti del modello industriale di sviluppo italiano.
Eravamo nel 1954 quando Enrico Mattei propose di creare a Ravenna il petrolchimico ANIC. La decisione sollevò già allora polemiche ed opposizioni e il suo insediamento e l'avviamento nel 1958 determinarono cambiamenti paesaggistici e problemi ambientali, ma anche l'arrivo di centinaia e centinaia di immigrati dalle vicine regioni, in particolare da Veneto e Marche. Lavoro, progresso, benessere. Le aree produttive erano infatti organizzate secondo il modello industriale che raccomandava all'imprenditore, pubblico o privato che fosse, di curarsi del dipendente dal giorno dell'assunzione fino alla pensione. L'operaio era considerato quindi un bene dell'impresa; fondamentale e previdente quindi tutelarne l'esistenza. Oggi è invece generalmente considerato come un elemento da utilizzare, delocalizzare, rendere flessibile.

7 Responses di approvazione.

  1. Giuseppe Accorinti ha detto:

    Cari Amici DE Luchi e MISEROCCHI, molti complimenti per il bel servizio sul PETROLCHINICO di RAVENNA e anche bene che l’Archivio Storico abbia messo a disposizione il lungo filmato, che non avevo mai visto, e che ANIC aveva fatto realizzare -fu una decisione illuminata dei Manager dell’epoca, no?- per seguire passo passo la costruzione della grandissima opera realizzata in quella Provincia di Ravenna che agli inizi degli anni ’50 era una delle più povere -sic!!- Provincie italiane, una cosa da non credere ancora oggi. I miei complimenti e consentite a me di parlare di ANIC anche se io non ho mai lavorato nella CHIMICA ma sempre in AGIP COMMERCIALE e per 6 anni anche con la SNAM in quanto Responsabile Vendite metano; però mi sento autorizzato a commentare il servizio perché proprio come AGIP e SNAM per oltre 30 anni mi sono occupato dei prezzi delle forniture ad ANIC di Metano e di Olio Combustibile; e poi perché si dà il caso che io fossi fra gli invitati a RAVENNA il giorno dell’inaugurazione nel 1958, mi sembra in avanzata primavera perché, ricordo, faceva un gran caldo. L’Ing. MATTEI aveva voluto invitare tanti lavoratori delle varie Società ENI e toccò anche a me molto sorpreso- perché ero un modesto impiegato di II^ catg. A e per di più assunto solo da meno di 3 anni. Poi però il perché di questo invito così esteso anche a personale di Società del petrolio, del gas, del Pignone ecc. e quindi al difuori della Chimica mi fu chiaro quando, avendo avuto la grazia di Dio di lavorare con Lui, mi fu chiaro, in più di un episodio, che Lui stava costruire anche così quel blocco unico di tutte le Società costituendo così quella cultura ENI che quasi tutto il mondo nel quale ci muovevamo ci ha riconosciuto per anni e che, secondo me, in qualche misura e con modalità diverse continua ancora.
    Dopo questa premessa vengo a segnalare che nel bel testo introduttivo del mio Collega MISEROCCHI il nome dell’Ing. ANGELO FORNARA è segnalato una sola volta e insieme all’Ing. PAGANO che allora era un suo importante Collaboratore mentre in realtà ANGELO FORNARA ha giocato un ruolo determinante sia nella realizzazione dell’impianto ma ancora prima per la stessa decisone dell’Ing. MATTEI per RAVENNA. E poi è stato- purtroppo per poco anni perché è morto dopo pochi anni dalla tragica scomparsa dell’Ing. MATTEI- il vero campione della Chimica ENI ma anche-almeno questa è la mia sensazione- l’unico ed insuperato grande Manager e Leader che nella della Chimica che abbia avuto il Gruppo ENI nella sua storia.
    E vengo al tema. Nei primi anni ’50 l’ENI, tramite ANIC, insieme alla FEDERAZIONE dei CONSORZI AGRARI, aveva deciso, anche per utilizzare il metano ritrovato in abbondanza, di realizzare a RAVENNA un impianto per la produzione di concimi azotati per cercare di svincolare, almeno parzialmente, l’agricoltura italiana dal monopolio di MONTECATINI ed EDISON- Penso, ma non ho elementi certi, che fosse un tema che gestisse il Dott. Cefis quando era ancora, in un certo senso e fino alla fine del’61 quando lasciò l’ENI per motivi mai sufficientemente chiariti, forse il I° Collaboratore di Enrico MATTEI. Lo penso perché poi quando, dopo la tragica scomparsa, Eugenio Cefis divenne di fatto -poi anche formalmente- il Capo dell’ENI spinse noi di AGIP COMMERCIALE verso una forte collaborazione con la FEDERCONSORZI sul tema dei Centri Agricoli, una collaborazione che, lo dico perché c’ero e mi occupavo anche di agricoltura, noi invece conducevamo senza particolare entusiasmo, ma tant’è. Ma torno all’Ing. FORNARA.
    Non conosco le date esatte ma mentre si portava avanti l’iniziativa di RAVENNA con FEDERCONSORZI si presentò all’Ing. MATTEI l’Ing. FORNARA che era un Dirigente EDISON chiedendo a nome della Sua Società importanti quantitativi del gas che AGIP MINERARIA aveva trovato a Ravenna -in terra e in mare- per realizzare un impianto Petrolchimico, probabilmente di maggiore dimensione certo di maggiore complessità di produzioni. L’idea e l’uomo piacquero all’Ing. MATTEI che portò via dalla EDISON il Dirigente Angelo FORNARA. lo assunse all’ENI, e gli affidò l’ANIC sia per la realizzazione di Ravenna che per la Raffinazione in Italia e anche in Africa. E l’impianto di RAVENNA ebbe un grande successo, diventò una cosa talmente importante che determinò una riduzione prima del 15 e poi del 30% dei prezzi dei fertilizzanti per l’agricoltura; sono valori indicati dallo stesso Ing. MATTEI in una memorabile intervista TV nella quale disse anche che aveva fatto un errore nel senso che avrebbe dovuto fare l’impianto di RAVENNA ancora in più grande sia per i fertilizzanti che per la gomma sintetica.
    E prima di chiudere e tornando all’Ing. FORNARA aggiungo che spero che lo stesso MISEROCCHI potrebbe integrare il suo incipit con qualche riga in più su di Lui; e l’Archivio Storico potrebbe intervistare la Figlia CRISTINA FORNARA – che conosco bene e che sento di tanto in tanto- ma anche il Fratello che non conosco e verificare anche se per caso abbiano ancora qualche carta del loro grande Padre e chiedere loro che eventualmente le destinino all’ARCHIVIO STORICO per costituire quel FONDO FORNARA che, temo, non ci sia. Vi ringrazio per l’attenzione e mi scuso per questo che anziché un commento è diventato un comizietto.

  2. Editor1 ha detto:

    Gli Editor del sito ringraziano Accorinti per i suoi apprezzamenti e sono a disposizione per l’editing e la pubblicazione di qualsiasi Articolo voglia proporre sullo stesso o altri argomenti Editor1 Lucio Deluchi

  3. nando ha detto:

    nel luglio del 1957 facevo il primo passo per entrare nello stabilimento in via di costruzione.L’ho praticamente visto nascere e crescere,e come la maggior parte delle maestranze ne ho sempre parlato con amore e orgoglio.Fin dall’inizio ci si sentiva parte di una cosa grande e bellissima con una sicurezza certa per le nostre famiglie.oggi molti di noi.dopo averle alienate abitano nelle case dell’ex villaggio ANIC,oggi diventato quartiere San Giuseppe Operaio.

  4. Tosatti Tonino ha detto:

    Che emozione rileggere queste indimenticabili pagine della storia italiana. C’ero anch’io, dal Marzo 1957 all’Agosto 2015, direttamente o indirettamente, come tecnico progettista, ed ho vissuto ogni momento della Fabbrica nella buona e triste evoluzione, come ho raccontato nel mio Blog (WWW.ilblogditonino.it)ANIC 01-02-03-04-05

  5. Editor1 ha detto:

    Caro Tonino, mi fa piacere che tu abbia apprezzato l’articolo sulla costruzione degli impianti Anic di Ravenna. Visiterò il tuo sito e probabilmente ti chiederò il permesso di pubblicare il link ai tuoi articoli sul sito dell’Apve Lucio Deluchi

  6. […] VID 1 Il Gigante di Ravenna, la nascita del petrolchimico ANIC. 1956 1 […]

  7. النادى الاهلى ha detto:

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